Ricostruire non dico nei dettagli, ma persino nelle grandi linee quello che è accaduto nel periodo appena successivo al giorno in cui ci fu l'inaugurazione di Martirano Nuovo si presenta come una cosa difficoltosa dato che nell'incendio del 17 novembre 1929 andarono perduti tutti i documenti che erano conservati nel Municipio.
La distruzione degli atti e delle deliberazioni più recenti ma anche di tutto quello che era scampato al vandalismo dei soldati francesi durante la rivolta del 1806, venne favorita dal fatto che queste carte erano state riunite tutte in un piccolo spazio, pronte per essere trasportate a Martirano Lombardo.
Quattro giorni prima infatti, Mussolini aveva firmato il decreto che trasferiva la sede municipale da Martirano al nuovo Centro.
Questo atto, irresponsabile ed assolutamente inutile anche se visto dalla parte dei più convinti sostenitori della supremazia di Martirano Antico, non ha avuto altra conseguenza che quella di approfondire le incomprensioni ed impedire una serena valutazione dei diversi gradi di responsabilità in una vicenda che effettivamente ha i toni di un grave torto compiuto ai danni della popolazione di Martirano.
L'istanza con la quale il commissario prefettizio Antonio Vecchio chiedeva l'autorizzazione a trasferire la sede municipale, da Martirano al nuovo centro, venne decisa come se fosse una faccenda privata e pubblicata all'albo pretorio per un solo giorno, il 30 maggio 1929, che guarda caso era un giorno festivo.
Così, in pratica, una deliberazione di vitale importanza venne tenuta nascosta alla popolazione che non ebbe nemmeno il modo di ricorrere nei termini stabiliti dal regolamento.
L'altro protagonista, l'avvocato Nicola Caligiuri, firmatario anch'esso della delibera come segretario comunale, sebbene fosse uno dei più ferventi sostenitori della causa di Martirano, era vincolato dal segreto d'ufficio e non se la sentì di mettersi nei pasticci per una causa che intuiva fosse ormai perdente.
La cosa ha il chiaro sapore della truffa, e come tale è stata sempre vissuta dagli abitanti di Martirano Antico.
Dinanzi ad un raggiro tanto evidente, gli abitanti di Martirano si sono fermati, insistendo sul carattere dittatoriale del regime fascista.
Se però essi avessero valutato quello che era accaduto nel periodo precedente all'avvento del fascismo, avrebbero potuto rendersi conto che l'episodio del 1929 fu la conclusione quasi naturale di una politica incerta, passiva ed incoerente dei loro amministratori contrapposta a quella ben più decisa e intraprendente che invece condussero i rappresentanti di Martirano Lombardo.
Quando, l'otto settembre 1905, il terremoto distrusse Martirano, l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Lorenzo de Medici era insediata da poco più di un mese, le elezioni amministrative si erano tenute il 23 luglio ed avevano visto vincitori i nomi soliti: c'erano come sempre Giacinto de Gattis, Francesco d'Agostino, Lorenzo Caligiuri, Sallustio Marasco, Federico Berardelli e cosi via ...
Il 22 maggio 1 909 consiglio, giunta e sindaco vennero riconfermati.
Nel marzo 1910 ci fu una breve crisi dovuta al fatto che la Società Operaia contestava alla giunta alcune inadempienze, ma la crisi rientrata quasi subito, altrettanto velocemente si ripresentò.
Si giunse così a nuove elezioni nel mese di luglio con qualche piccolo rimescolamento di carte e venne eletto sindaco Francesco d'Agostino.
Tutto ciò per dire in sostanza che dal 1907 fino al 1914, l'amministrazione comunale di Martirano rimase saldamente nelle mani degli uomini di Martirano Antico.
Lentamente comunque gli interessi presero a divaricare, Martirano Lombardo iniziò ad avere una fisionomia tutta propria, mentre Michele Berardelli cominciava a coordinarne i movimenti.
Il risultato fu che quattro anni dopo la popolazione di Martirano Nuovo impose il suo diritto ad una rappresentanza paritaria.
L'amministrazione comunale rimase sotto il controllo di uomini di Martirano Antico anche dopo le elezioni del 19 luglio 1914 in cui vennero eletti 7 consiglieri di Martirano Antico e 7 di Martirano Lombardo dato che il quindicesimo consigliere era un uomo di Martirano Antico, Francesco d'Agostino che venne eletto sindaco ancora una volta, mentre la giunta comprendeva Giovanni Berardelli e Luciano de Gattis per una parte e Michele Berardelli e Placido Coltellaro per l'altra.
Contrariamente a quello che pensano oggi gli abitanti di Martirano Antico a cui piace credere che la responsabilità del declassamento a frazione del loro paese sia da attribuire tutta al regime Fascista, fu invece durante la gestione di Francesco d'Agostino, tra il 1910 ed il 1915, che ne maturarono tutte le condizioni.
Fu proprio allora che la sede della Pretura e quella della Caserma dei Carabinieri vennero trasferite a Martirano Lombardo senza che gli amministratori facessero una seria opposizione e fu ancora prima, nel 1908, che gli amministratori con incredibile miopia, posero le basi perché i finanziamenti destinati alla ricostruzione dei paesi distrutti dal terremoto dalla legge 840 del 21 luglio 1911 finissero tutti a Martirano Lombardo.
Il problema si riduceva tutto in due vocaboli: spostamento e consolidamento.
All'indomani del terremoto il vescovo di Nicastro Regine, aveva offerto a titolo gratuito i terreni di Piano della Croce, nei pressi di San Mazzeo, per la ricostruzione di quella che sarebbe poi stata Martirano Nuova.
Sappiamo nelle linee generali come venne infine deciso di ricostruire il paese al Piano delle Sorbe, però l'offerta del vescovo rimase egualmente in piedi, e pure dopo che una parte delle popolazione si stabilì nella nuova Martirano occupando le case costruite dal comitato milanese, la gente rimasta nel vecchio centro si presentò divisa ed incerta sul da farsi.
Alcuni avevano deciso di rimanere a Martirano ma non riuscivano ad ottenere dei mutui per restaurare le proprie abitazioni, altri avrebbero voluto trasferirsi a Martirano Lombardo ma ne erano impediti fondamentalmente da due ragioni: innanzi tutto perché, sebbene oltre il 49% dei terreni espropriati non erano stati utilizzati (se ne utilizzarono approssimativamente 82.000 mq su 162.000), il piano regolatore del nuovo centro era talmente rigido sulla architettura delle costruzioni, da scoraggiare le scarse finanze dei martiranesi; la seconda ragione è descritta bene dal commissario straordinario Francesco Turchi quando afferma 'che contadini e operai non hanno dove edificare poiché i prezzi dei suoli edificatori del nuovo centro sono forti perché in mano a pochi proprietari'.
Così gli amministratori, incerti, disorientati e pressati da problemi tanto urgenti, incredibilmente, chiesero ed ottennero, servendosi dell'articolo 62 della legge 9 luglio 1908 n° 44 che recava il titolo di Provvedimenti urgenti per la Basilicata e la Calabria, un decreto per un ennesimo e più avventuroso spostamento di Martirano Antico che sarebbe dovuto rinascere ora ancora più lontano, al Piano della Croce, dove terreni edificabili ce n'erano in abbondanza e gratuiti.
Ottenuto il decreto per questo fantomatico ed improbabile spostamento, la deliberazione ebbe effetti catastrofici per il destino di Martirano in quanto mentre le iniziative destinate a Martirano Lombardo non trovavano ostacoli se non le solite questioni di ordine burocratico che allungavano i tempi delle realizzazioni, 'ogni altra iniziativa tendente ad ottenere dal Governo l'esecuzione o il concorso alla esecuzione di qualche opera pubblica che riguardasse la vecchia Martirano, doveva incontrare il rifiuto sistematico del ministero dei Lavori Pubblici il quale, regolarmente, si riservava di svolgere tutta la sua opera solo quando fosse avvenuto lo spostamento sul luogo stabilito di Piano delle Croci'. Queste sono le parole testuali del regio Commissario Vaccari.
Secondo il ministero dei lavori pubblici, il danaro andava speso solo per opere di consolidamento e si giunse allo straordinario, stupefacente paradosso secondo il quale a Martirano Antico non c'era nulla da consolidare.
Con il trascorrere del tempo la comunità di Martirano non pensò più alla eventualità di uno spostamento in una località lontana oltre 15 chilometri dal centro e posta ai confini stessi del territorio comunale. Viceversa questa parola spostamento rimase fissa nella mente dei funzionari governativi che probabilmente saltavano dalla gioia ogni qualvolta riuscivano a trovare un cavillo che bloccasse i finanziamenti.
Dall'altra parte agli amministratori di Martirano non venne mai in mente di chiedere l'annullamento del decreto, tanto è vero che ancora nell'aprile 1916 il Genio Civile comunicava al commissario prefettizio che il progetto del nuovo abitato al Piano delle Croci era stato iniziato ma non ancora ultimato.
La rivalità tra comunità simili, come è appunto nel nostro caso, è un fatto quasi fisiologico; però questo stato di cose determinò piano piano lo svilupparsi di rapporti assai poco amichevoli che cominciano ad emergere con molta evidenza già nel 1914 nella composizione stessa delle liste nelle elezioni amministrative di quell'anno.
La Pretura e la Caserma dei Carabinieri erano state trasferite a Martirano Nuovo per la mancanza di edifici che offrissero garanzia d'incolumità. Il carcere mandamentale era invece rimasto a Martirano in un edificio che secondo le autorità era anch'esso ridotto in 'cattivissime condizioni'.
Così su pressioni del pretore venne proposto di trasferire a Martirano Nuovo anche il carcere mandamentale dove era stato individuato un edifico idoneo e dove si aveva l'agio di esercitare una efficace vigilanza perché li c'erano già la pretura e la caserma.
Era una conseguenza assolutamente logica, ma questa volta il sindaco d'Agostino reagì: organizzò un corteo di donne che portò a Nicastro per protestare contro le autorità politiche, riempì la piazza di Martirano invitando alla protesta anche gli abitanti di Conflenti che scesero a frotte ed infine, constatato che le autorità erano fermamente decise ad effettuare il trasferimento del carcere, presentò le sue dimissioni.
Qui i consiglieri di Martirano commisero un altro errore perché, convinti dai politici che quando si fossero restaurati gli edifici sarebbero tornati a Martirano non solo il carcere ma anche la pretura e la caserma, decisero di accògliere le dimissioni del sindaco, prendendosela pure con lui.
Non passarono che pochi giorni, e su invito di Francesco d'Agostino, arrivò a Martirano Enrico Mastracchi, segretario della Camera del Lavoro di Catanzaro, esponente di punta del Partito Socialista, ed uomo di grandi capacità organizzative che si era formato nelle campagne emiliane e che aderiva alla corrente riformista del partito.
In poco tempo questi riuscì a mobilitare la popolazione e trascinò alle dimissioni gli assessori Giovanni Berardelli e Luciano de Gattis che rappresentavano Martirano Antico.(Novembre 1914).
Rimase in carica una giunta ridotta a due soli uomini, Michele Berardelli e Placido Coltellaro di Martirano Lombardo. Vennero fatte tre convocazioni per procedere alla elezione di un nuovo sindaco ma tutte e tre furono infruttuose.
A questo punto il sottoprefetto Bencivegna Barbaro nel gennaio del 1915 propose lo scioglimento del consiglio e l'invio di un regio commissario sufficientemente capace ed energico per sedare qualunque tentativo di dimostrazioni o disordini.
Il ministro degli interni non ne voleva sapere, e suggerì di fare nuovi tentativi.
Nel mese di marzo 1915 furono indette convocazioni a raffica e si giunse al ridicolo: l'otto marzo il consiglio con uno scherzo di dubbio gusto elesse sindaco con sei voti su dieci un contadino, Francesco Gallo, a detta del sottoprefetto, assolutamente incapace.
Si passò alla elezione della giunta col risultato di otto
schede bianche su dieci; Francesco Gallo non accettò lo scherzo e si dimise seduta stante; i consiglieri allora abbandonarono l'aula.Mentre i consiglieri si trastullavano in questo modo, Francesco d'Agostino e la sezione del Partito Socialista fomentavano la popolazione di Martirano Antico alla ribellione. Il prefetto fu costretto a mandare un delegato ed un nutrito numero di carabinieri.
Il 1 aprile del 1915 venne finalmente firmato il decreto di scioglimento del consiglio ed il ragioniere Francesco Giglio fu nominato commissario prefettizio; nuove elezioni amministrative si sarebbero dovute tenere entro tre mesi dall'inizio dell'amministrazione provvisoria.
Non trascorsero due mesi ed il 24 maggio l'Italia dichiarò guerra all'Austria entrando così nella prima guerra mondiale; il richiamo alle armi degli uomini e la coscienza della gravita della situazione per qualche tempo misero a tacere i litigi tra le due comunità.
Questo in un certo senso per il commissario Giglio fu una fortuna dato che sebbene fosse un ottimo funzionario non era certamente energico come le circostanze avrebbero imposto.
Non appena insediato cominciò una lunga serie di lamentazioni, il libretto ferroviario l'alloggio indecoroso, l'indennità giornaliera, la salute cagionevole e soprattutto la lontananza della moglie. Già il 15 luglio, vale a dire tre mesi dopo, chiese di potersene ritornare a Modica o a limite a Messina o a Siracusa per restare più vicino alla famiglia.
Purtroppo per lui, dovette restare a Martirano fino al 25 settembre 1917 dato che l'assenza di un numero elevatissimo di elettori richiamati alle armi, impediva la convocazione delle elezioni amministrative. Il suo incarico venne così prorogato di tre mesi in tre mesi, per quasi due anni e mezzo.
L'amministrazione Giglio, fu piuttosto tranquilla: egli si preoccupò di dare una sistemazione alle scuole di Martirano centro e Pietrebianche ridotte secondo la sua stessa testimonianza in condizioni pietosissime, chiese ed ottenne il finanziamento dell'acquedotto di Martirano Lombardo che appaltò alla ditta Grandinetti; chiese, ma senza risultati concreti, la sistemazione di quello di Martirano Antico. Ottenne il finanziamento di 18.600 lire per la costruzione del cimitero di Martirano Nuovo, ma la gara rimase deserta dato che la somma sembrava insufficiente.
Durante la sua gestione si insediò la commissione straordinaria, presieduta dallo stesso Francesco Giglio, che doveva procedere alla assegnazione definitiva delle case di Martirano Nuovo che risultavano ancora di proprietà della Congregazione di Carità e nel settembre 1916 il lavoro di assegnazione definitiva venne praticamente concluso.
Un altro dei problemi che tentò di risolvere fu quello delle vie di comunicazione ancora inesistenti con le frazioni, ma il Genio Civile rimase fermo nella decisione di esaminare il problema solo dopo la fine della guerra.
In questo periodo si verificò, da quello che ho potuto sapere, un solo incidente: quando nel giugno 1916 venne concluso l'appalto per l'acquedotto di Martirano Lombardo con l'impresa Grandinetti, il commissario Giglio spedì il plico contenente l'intera documentazione dall'ufficio postale di Martirano Antico. La popolazione del centro era irritata dal fatto che non c'era stato un analogo provvedimento per l'acquedotto di Martirano e l'ufficiale postale aveva pubblicamente dichiarato, in un momento di rabbia, che non avrebbe fatto concludere il contratto. Alla Prefettura di Catanzaro, dove aspettavano l'arrivo del plico, attesero inutilmente; ci fu un via vai di telegrammi allarmati tra il prefetto e il commissario prefettizio. Ed il 12 aprile arrivò in prefettura un messaggio anonimo, firmato semplicemente 'un gruppo di cittadini', che denunciava l'ufficiale postale e chiedeva una ispezione alle poste di Martirano Antico con l'avvertenza di non chiedere spiegazioni al comune dove secondo l'esposto «comanda il cognato Caligiuri, un signorino che fa quello che vuole». L'avvocato Caligiuri era segretario comunale ma era anche uno dei più arrabbiati sostenitori del vecchio centro.
Alla fine si scopri che il plico era stato spedito per errore alla sottoprefettura di Nicastro invece che alla prefettura di Catanzaro e la cosa finì li. Ma da questo episodio appaiono evidenti i sintomi che a guerra finita ne sarebbe subito ripresa un'altra.
Come Dio volle, nel settembre 1917 il commissario Giglio ottenne finalmente il trasferimento per Barcellona in provincia di Messina. Obbligato ad abitare, dice lui stesso forse esagerando, in una stanza lesionata e puntellata, a cibarsi di solo pane ed uova dato che la piazza non offriva nulla, ed impossibilitato a muoversi per la mancanza di regolari comunicazioni, il commissario che era anche in età piuttosto avanzata visse il suo trasferimento a Martirano come una vera e propria segregazione.
Alla fine però, quando stava per partirsene, chiese una breve proroga per poter completare alcune pratiche; il che dimostra che era un funzionario onesto e scrupoloso.
Il suo successore, Enzo Vaccari, fece quasi subito una brutta impressione; bastò solo il tempo per studiarsi.
Francesco Giglio era un uomo ricco di umanità, viveva lui stesso nella ristrettezza e capiva bene le ristrettezze della classe più povera. Quando si congedò dal prefetto di Catanzaro egli non mise l'accento sulle opere realizzate o su quelle messe in cantiere, ma semplicemente sul fatto di avere potuto assicurare alla popolazione di Martirano, in tempo di guerra, del pane a buon mercato e quanto era necessario a soddisfare i suoi bisogni elementari. Il suo compiacimento più grande fu quello di aver lasciato 'tranquilla quella buona e patriottica popolazione'.
Enzo Vaccari, non aveva invece scrupoli di questo genere e si trovò subito in sintonia con gli interessi delle personalità locali.
A sei mesi dal suo insediamento, nel marzo 1918, arrivò in prefettura il primo esposto che denunciava ' una brutta amministrazione, con uno scroccone e cafone di commissario che è amico dei galantuomini e nemico del basso popolo'. Si lamentava una distribuzione ingiusta dei generi alimentari e... cito: 'è un commissario mangione, i galantuomini gli mandano galli, gli mandano capretti, gli mandano uova, gli mandano vino ;il basso popolo non gli può mandare niente, poi se qualche uno di noi gli porta un gallo subito ci favorisce ;ma noi non abbiamo che mangiare,come noi possiamo portarlo a lui?'.
Era una domanda retorica, seguita subito dopo dall'osservazione che il commissario Giglio fu l'unico che pensava per la popolazione povera. Probabilmente Giglio non ne seppe mai niente di questa cosa, ma non credo ci possa essere un riconoscimento più semplice e sincero.
Il commissario Vaccari non modificò di una virgola il suo atteggiamento, provocando la reazione della Società Operaia di Martirano che ne chiese l'immediata destituzione. La settimana successiva, il 17 dicembre 1919, una analoga richiesta venne fatta dalla Associazione Nazionale Combattenti che propose la nomina di un commissario prefettizio del luogo.
Il sottoprefetto diede parere sfavorevole affermando che la nomina di un uomo del posto avrebbe certamente determinato l'opposizione di un partito o dell'altro, di una comunità o dell'altra.
Quando, dopo una ennesima prova di sottovalutazione dei bisogni della popolazione, vennero nuovamente a mancare gli approvvigionamenti, la popolazione di Martirano Vecchio, esasperata, alle otto di mattina del 18 luglio 1920 si riunì sotto il municipio.
Duecento persone, secondo i carabinieri, molte di più secondo i manifestanti, al grido di 'abbasso il commissario, deve andar via' cominciarono a tirare sassate contro le finestre, invasero l'edificio comunale e lo chiusero, con il Vaccari dentro, consegnando le chiavi ai carabinieri. Vennero subito spediti a Martirano un tenente dell'Arma e consistenti rinforzi e l'ordine venne ristabilito solo dieci ore dopo, alle sei del pomeriggio. Furono denunciate diciassette persone tra le quali due donne**.
A capo della manifestazione venne individuato Giuseppe Luciani, un personaggio meglio conosciuto come Giovannino Colla, dal carattere focoso e dallo spirito per così dire 'incendiario', tanto che venne subito sospettato di essere il principale responsabile dell'incendio del municipio del '29 e per questo si fece due anni di carcere sebbene si sia sempre proclamato innocente.
Oltre all'accusa ricorrente di favorire sfacciatamente la classe abbiente, si rimproverava al Vaccari di essere succube del segretario Calighili, gli si imputava la differenza tra i prezzi del grano a Martirano e a Martirano Nuovo, il mancato controllo della cooperativa incaricata dell'approvvigionamento del vecchio centro, compito che in realtà era affidato a Francesco d'Agostino, la vendita a prezzi irrisori di terreni di Martirano Lombardo ai notabili del posto e diverse altre cose ancora.
Il sottoprefetto riteneva serie queste accuse ed oltre ad una inchiesta, propose, il 23 luglio, anche la sostituzione del Vaccari con un funzionario di Nicastro il signor Francesco Cordare.
Pochi giorni dopo fu inviato a Martirano un funzionario di Pubblica Sicurezza, il dr Porchia di Monteleone, perché facesse delle indagini che terminarono appena quattro giorni dopo con un rapporto diretto al prefetto.
Anche se io non ho potuto rintracciare questo rapporto, le sue risultanze non devono essere state positive per il commissario Vaccari visto che a metà agosto il sig. Porchia venne mandato a Martirano per assumere personalmente la dirczione del servizio annonario, e visto anche che il prefetto dichiarava di non ritenere necessario la sostituzione del commissario Vaccari per il solo motivo che le elezioni amministrative erano finalmente fissate per il 3 di ottobre, a distanza di appena un mese.
Se i rapporti tra il commissario prefettizio e la gente di Martirano Vecchio erano tesi, non si può nemmeno dire che fossero stati buoni quelli con la popolazione di Martirano Lombardo. Ma qui c'è da dire che il torto era tutto dalla parte degli abitanti del nuovo centro.
Fin dall'inizio, vale a dire per oltre, dieci anni, nonostante fossero stati stabiliti i canoni annui di locazione che gli abitanti di Martirano Lombardo dovevano pagare alla Congregazione di Carità per l'occupazione delle loro case, nessuno mai si era preoccupato di versare il dovuto nelle casse della Congregazione.
E mentre il non si riceveva in centesimo di rendita per quelle case, erano a carico della Congregazione l'imposta fondiaria, l'assicurazione contro gli incendi e le spese di riparazione.
Il pretesto stava nel fatto che ancora nel 1916 non vi era stata una assegnazione definitiva, ma dato che questo pretesto era venuto meno, come abbiamo visto, sotto Amministrazione Giglio, ad Enzo Vaccari venne in mente di togliere la gestione delle case alla Congregazione di Carità ed effettuare la loro vendita agli stessi inquilini.
Egli era infatti convinto che facendo degli inquilini-concessionari dei proprietari a tutti gli effetti, avrebbe salvaguardato l'esistenza stessa di Martirano Lombardo perché, sosteneva, 'soltanto l'amore e le cure di coloro stessi che le abitano possono evitare il rapido e certo deterioramento delle costruzioni'.
Cosicché diede incarico all'ing. Borelli di fare una stima del valore delle abitazioni. La cosa era di per sé sacrosanta, dato che la vendita degli immobili avrebbe permesso alla Congregazione di Carità di far funzionare per bene l'asilo infantile avrebbe indirettamente evitato delle spese al comune ed avrebbe infine eliminato anche un'altra ragione di mugugno degli abitanti di Martirano Vecchio che costretti a vivere in abitazioni pericolanti o fatiscenti non vedevano certo di buon occhio che a Martirano Nuovo si potesse abitare comodamente, in edifici di nuova costruzione e senza spendere una lira.
Apriti cielo, mai la popolazione di Martirano Lombardo fu così unita, concorde ed ostinata. Vi furono anche manifestazioni violente dato che ormai era radicata la convinzione che avrebbero goduto le case in perpetuo ed a titolo completamente gratuito.
Le acque si calmarono solo quando si seppe che erano stati fissati dei prezzi relativamente modesti, mediamente intorno alle cinquecento lire, che tenevano conto del carattere di beneficenza della concessione originaria e della necessità di consentire agli inquilini un facile e rapido riscatto.
Nonostante tutte queste cose, la gestione Vaccari ottenne risultati notevoli:
Innanzitutto chiese che il famoso spostamento venisse trasformato in consolidamento, in modo da poter attingere alla legge 840 anche a favore di Martirano vecchio, ed il ministero emanò il relativo decreto.
Ottenuto un finanziamento di 300.000 lire appaltò all'impresa Raffaelli il lavoro di sistemazione delle strade interne di Martirano Lombardo ed è a questo periodo che bisogna far risalire la costruzione delle scalinate che costituiscono una delle caratteristiche più belle del nostro paese.
Progettò la ricostruzione del palazzo comunale, di Martirano e degli edifici scolastici servendosi dell'opera dell'ing. Cantafio ma le solite faccende burocratiche ne impedirono la realizzazione.
Dato che la burocrazia non finisce mai di sorprendere, dovette superare una infinità di ostacoli per completare il cimitero di Martirano Lombardo e per ottenere l'allacciamento alla linea telefonica.
Con l'aiuto di Pasquale Pugliano che anticipò alla società Sides i capitali occorrenti, riuscì a collegare Martirano alla linea elettrica.
Ottenne il finanziamento per la costruzione delle case popolari di Martirano Antico.
Eliminò i problemi relativi alla frana del Tribito che periodicamente bloccava la strada No-cera-Martirano affidò all'ing. Galli la sistemazione dell'acquedotto di Martirano.
Chiese anche lui senza risultato il collegamento tra Martirano e la frazione San Giovanni, che oggi chiamiamo Pietrebianche.
L'undici ottobre 1920, lasciò il posto alla nuova amministrazione.
Con l'insediamento di una amministrazione regolarmente eletta dopo anni di gestione straordinaria, comincia ora un nuovo round, più interessante e combattuto se non altro perché per la prima volta scende in campo il marchese d'ippolito, inizieranno le manovre per il controllo del partito fascista, e poi il trasferimento del Municipio, la rivolta del febbraio '48 e cosi via...
Ma qui è bene fermarsi, per riprendere, eventualmente, in una prossima occasione.
I nostri ringraziamenti vanno al Sindaco Saverio Ciciarelìo ed all'Amministrazione tutta; e poi, in particolare, a Franca Berardelli e Leopoldo Cuda perché ci hanno dato la collaborazione più immediata. .
Francesco Rocca
Ferdinando Vescio di Martirano
* Bibliografia:
- Documenti provenienti dal fondo Gabinetto Prefettura presso l'Archivio di Stato di Catanzaro e forniti dall'Amministrazione Comunale di Martirano Lombardo
- La ricostruzione di Martirano in Martirano Lombardo: Storia di una città nuoua, Temesa Editrice 1989. Lamezia Terme.
- Martirano: memorie storiche di Angelina Mendicino, La Modernissima 1989, Lamezia Terme
** Furono denunciati: Giuseppe Luciani, Pietro Vincenzi, Giuseppe Cuda, Fortunato Mirabelli, Teodoro Belmonte, Raffaele Colla, Serafino Squieri, Vittorio Sardegna, Tommaso Mercuri, Francesco Burgo, Benedetto Cuda, Giuseppe Severino, Pietro Ferrieri, Angelo Severino, Marianna Cuda, Caterina Montalbano, Giuseppe Cuda.